Il Rotation Model

metodologia station rotation modelIl Rotation Model è una metodologia didattica che mescola il tradizionale apprendimento faccia a faccia con l'apprendimento on-line. Il calendario delle attività è diviso in tre processi: la lezione frontale con l'insegnante, l'apprendimento on-line one-to-one (ogni studente ha una postazione pc personale), gli esercizi di gruppo. Gli studenti ruotano a turno in ciascuna delle tre stazioni.
Fanno parte del modello diverse pratiche ad esso riconducibili:

  • Station rotation model: lo studente ruota su una pianificazione fissa o a discrezione dell'insegnante (in ogni stazione ci possono essere attività come il lavoro ad un progetto, la presenza di tutor individuali, lo svolgimento collaborativo di determinati compiti).
  • Lab-rotation model: lo studente cambia diverse postazioni, tutte attrezzate con un pc e sulle quali svolge attività personalizzate sempre diverse.
  • Flipped-classroom model: gli studenti ruotano secondo uno schema fisso o a discrezione dell'insegnante (attività online alternate ad attività di gruppo) nelle ore scolastiche pomeridiane. L'apprendimento on-line funge da fonte primaria per i contenuti da apprendere in funzione delle attività del giorno successivo.
  • Individual-rotation model: l'insegnante stabilisce tempi di rotazione individuali per i singoli studenti. E' diverso da altri modelli di rotazione, poiché lo studente non deve ruotare in ogni stazione disponibile.

Tutti e 4 i sottomodelli citati sono considerati una forma di blended learning (apprendimento misto in presenza/online) poiché sono un'integrazione di vecchie e nuove metodologie: sono ideati pensando al tradizionale curriculum ma con l'aggiunta di contenuti online; gli studenti lavorano in tradizionali banchi scolastici, ma allo stesso tempo si creano sottogruppi della classe che lavorano con metodologie tutt'altro che standardizzate.
Nel rotation model, gli insegnanti girano tra i diversi gruppi in modo da rendersi conto dei problemi che gli studenti devono affrontare durante il lavoro,cosa che li aiuta a progettare strumenti di valutazione efficaci per monitorare il percorso di apprendimento degli alunni. Gli insegnanti devono seguire alcune linee guida per aiutare gli studenti a utilizzare i computer in modo efficace, appropriato e sicuro. Gli insegnanti dovrebbero essere sempre preparati a risolvere i problemi tecnici che si presentano.
Il principale dei vantaggi del modello è quello di aiutare gli studenti a fare esperienza di differenti modalità di apprendimento. Ciascun alunno apprende secondo il proprio ritmo ed in maniera graduale e proficua.

Ecco un bel video che mostra l'applicazione del metodo in una classe americana.

L'interrogazione orale

Da tempo mi sto arrovellando sul significato da dare all'interrogazione orale. Ho raccolto un po' di informazioni utili tratte da un'interessante presentazione del 2007 di Giuseppe Rinaldi che ho trovato online.

UN PO' DI STORIA
Nella scolastica medievale, nonostante la centralità del testo, l’apprendimento e l’elaborazione culturale facevano grande uso dell’oralità:

  • lectio= lettura (comprensione alla lettera, senso e interpretazione del testo)
  • quaestio= interrogazione a partire dal testo
  • disputatio= ci si confronta nella soluzione di un problema
  • dispute quodlibetali= simili alla nostra conferenza con

Nella “ratio studiorum” (1599) I Gesuiti introdussero l’esame scritto (il tema), ma la componente orale continuava ad avere una notevole importanza.
Le prime scuole degli Stati liberali hanno preso a modello il Collegio gesuitico. La riforma Gentile ha ulteriormente confermato il modello della lezione, delle prove orali e delle prove scritte. E’ stata mantenuta così la distinzione tra materie scritte e materie orali (solo nei tecnici sono previste prove pratiche di laboratorio).

interrogazioneELEMENTI NEGATIVI

  • Solitamente le prove orali non vengono contemplate nei manuali di docimologia
  • Vengono spesso considerate uno strumento poco valido e poco attendibile
  • Vengono considerate come controlli di tipo tradizionale
  • Poco usate nei sistemi scolastici stranieri, restano tuttavia uno degli strumenti più usati nel nostro paese

IL PUNTO DI VISTA DOCIMOLOGICO
Secondo la docimologia non sono attendibili, in quanto:

  • Le abilità dell’allievo che vengono sollecitate non sono rappresentative delle sue effettive abilità (sono limitate)
  • I contenuti considerati non sono rappresentativi della parte di programma controllata (sono limitati)
  • Gli stimoli (domande) nonsono omogeneipassando da un candidato all’altro
  • Gli stimoli (domande) sono formulati in maniera diversadi volta in volta
  • Gli stimoli possono essere ambigui (formulazione discorsiva, sempre diversa)
  • Il condizionamento della rispostada parte dell’insegnante è altamente probabile e incontrollabile
  • Altissima variabilità del comportamento dell’insegnante
  • Altissima variabilità delle condizioni psicofisiche dell’allievo o delle condizioni ambientali condizionano la costanza di rendimento degli allievi
  • L’elevata variabilità delle condizioni della prova produce scarsa costanza di rendimento degli allievi
  • La precisione della registrazione è scarsa (lasciata ai limiti della memoria dell’insegnante, che non è solo osservatore, ma coinvolto nell’interazione)
  • Spesso non c’è separazione tra la registrazione e la sua lettura (interpretazione): l’insegnante ricorda la sua interpretazione, non i dati...
  • La lettura (interpretazione) della registrazione mnemonica è assai problematica (non è chiaro su cosa si debba focalizzare l’attenzione, cosa sia importante e cosa no)

didattica interrogazioneLA QUESTIONE DEL VOTO
Lo stesso voto presenta notevoli problematiche:

  • Il voto attribuito all’allievo si basa allora su uno strumento di rilevazione poco attendibile e poco valido
  • Il voto è poco documentabile (nulla resta se non la memoria e la “testimonianza” dei presenti)
  • I voti dello stesso allievo o di allievi diversi non sono quindi tra loro comparabili (significano cose diverse e non sappiamo cosa significano)
  • Essendo poco attendibile e valida la base di rilevazione, il voto sarà facilmente influenzato da considerazioni esterne alla prova (le politiche della valutazione dell’insegnante o della scuola)

UNA SOLUZIONE DI COMODO
Nonostante tutto, le prove orali continuano ad essere accettate per diversi motivi:

  • Sono comunemente ritenute dagli allievi più facili degli scritti
  • Vanno bene agli allievi, perchè sono uno strumento assai impreciso e manipolabile
  • Vanno bene agli insegnanti perchè così possono esercitare la loro discrezionalità (esercizio del potere di giudicare)
  • Vanno bene all’organizzazione scolastica perchè sono uno strumento poco formalizzato e quindi poco contestabile (si fa ricorso su cosa?)
  • L’esito si basa in gran parte sulla conoscenza globale che l’insegnante ha dell’allievo, per cui esso finisce per trovare un consenso diffuso

interrogazione oraleCOME MIGLIORARE LE PROVE ORALI
Dal punto di vista dell'interrogazione formativa si possono attuare alcune strategie:

  • Usare, durante la lezione, la funzione maieutica (domande con cui gli allievi sono invitati a anticipare le questioni trattate)
  • Sviluppare l’interrogazione da parte degli allievi, al professore
  • Recuperare l’interrogazione reciproca o “gara” (con funzione di ripasso)
  • Recuperare la “ripetizione” della lezione
  • Introdurre interrogazioni intese come esercizi per la preparazione alla interrogazione sommativa
  • Usare durante la lezione tecniche di appuntazione che favoriscano la rielaborazione

La dissertazione sommativa può essere migliorata con i seguenti accorgimenti:

  • Inserire la dissertazione in una attività di ricerca
  • Permettere l’uso di scalette e appunti (la memoria non è fondamentale)
  • Presentazioni audiovisive (tipo Powerpoint)
  • Produzione di uno scritto che può costituire il vero oggetto della presentazione (tesina)
  • Valutare attraverso la discussione (tra il pubblico)
  • Valutare attraverso una griglia globale e condivisa precedentemente

LE GRIGLIE
Un ultimo problema è relativo alla tipologia di griglie da utilizzare.
Esse sono sostanzialmente di due tipi:

  • Griglie globali (olistiche). Descrivono globalmente le posizioni di una scala attraverso un insieme di caratteristiche e permettono di collocare l’oggetto da valutare su una delle posizioni. Sono semanticamente ricche; è più facile l’accordo tra i rilevatori. Sono più difficili da trattare in fase di composizione di diverse rilevazioni.
  • Griglie analitiche. Descrivono l’oggetto da valutare secondo diverse caratteristiche (su diverse scale) e poi provvedono a attribuire all’oggetto da valutare un punteggio complessivo. Sono semanticamente povere; meno facile l’accordo tra i rilevatori. Sono più facili da trattare in fase di composizione, ma si rischia di usare arbitrariamente le proprietà dei numeri.

Il metodo del Curricolo Globale di Scuola Senza Zaino

metodo curricolo globale scuola senza zainoUna delle più interessanti letture che ho fatto quest'estate è sicuramente "A Scuola Senza Zaino" di Marco Orsi, un saggio nel quale l'autore descrive l'omonima metodologia che si è diffusa negli ultimi anni in diverse scuole, soprattutto della Toscana.
Senza Zaino è un progetto molto ambizioso ma anche molto concreto. Ad una prima parte teorica (eccezionalmente ricca di spunti), segue un dettagliato excursus su come realizzare una scuola nuova e innovativa, corredato da box, schede e approfondimenti.
In sostanza il progetto parte da un dato di fatto: le tanto discusse demotivazione, noia, passività e irrequietezza riscontrate nei nostri ragazzi. A chi dare la colpa? Alla società malata, alla famiglia in crisi o alla scuola che richiede ancora nel nuovo millennio conformismo e passività, invece di promuovere creatività e autonomia?
Il progetto parte dunque dalla critica di un oggetto apparentemente innocuo come lo zaino (simbolo della fatica fisica e coercitiva che compie lo studente) per proporre una scuola aperta, nella quale gli studenti siano protagonisti del processo di apprendimento.
Per fare questo occorre ridare dignità al mondo vitale dell'aula, che è il vero centro della vita scolastica. La scuola diventa una piramide rovesciata: in alto la classe composta da docenti e allievi e in basso il dirigente, lo staff, il personale amministrativo: una prospettiva di radicale sconvolgimento che costringe tutto un istituto a ripensarsi.
Nuovo è anche l'approccio al sapere. Le lezioni devono essere progettate con il metodo del Curricolo Globale (che riprende alcuni interessanti spunti delle Indicazioni Nazionali del 2012). Non si tratta semplicemente di un metodo di insegnamento, ma di una modalità per comporre nel miglior modo possibile tutti i fattori che concorrono alla progettazione dell’offerta formativa. Il curricolo globale implica una prospettiva secondo la quale è l’esperienza scolastica nella sua ampiezza, a cui è esposto lo studente, a favorire la crescita e l’apprendimento. Il tutto promuovendo un disegno di azione didattica orientato a far sì che docenti e alunni elaborino assieme il percorso scolastico, per cui lo sforzo è quello di uscire dalla logica di insegnanti cheprogettano le cose che devono far fare agli alunni a favore della logica che richiede una costruzione condivisa di progetti e significati per cui tutti fanno qualcosa, hanno un ruolo, si prendono un impegno per portare avanti una ricerca, per scoprire una parte di mondo, per acquisire nuove conoscenze.
Per approfondire il progetto, non posso che rimandare al sito ufficiale di Senza Zaino, ricco di spunti e di video che mostrano come è stato concretamente realizzato il metodo nella scuola dell'Infanzia, Primaria e Secondaria di Primo Grado.

Evidence Based Learning

La ricerca scientifica negli ultimi anni si è dimostrata in grado di fornire alle scuole un quadro di sintesi su "cosa funziona meglio, nei diversi contesti".
E' nato così un orientamento che mira alla produzione e diffusione di conoscenze didattiche affidabili per una istruzione informata da evidenze, è l'Evidence Based Education (d'ora in poi EBE).

evidence based learning1. IL CONTRIBUTO DELLA RICERCA SCIENTIFICA ALLA DIDATTICA

L'EBE è l’integrazione delle proprie capacità di giudizio professionali con le migliori evidenze empiriche disponibili nella presa di decisioni didattiche.
Senza le capacità di giudizio professionali non sarebbe possibile: adattare la conoscenza scientifica ai contesti didattici quotidiani; compiere scelte razionali in molte situazioni in cui le evidenze ancora non ci sono o sono largamente insufficienti. Senza le migliori evidenze empiriche, d'altro canto, non sarebbe possibile: compiere scelte fondate tra differenti opzioni didattiche; sviluppare nuove conoscenze (reale innovazione); evitare di compiere scelte basate su opinioni, mode o credenze. Illuminante in questo senso il pensiero di Goldacre: "Non si tratta di dire agli insegnanti che cosa fare. È proprio l’opposto. Si tratta di sviluppare la loro professionalità perché possano prendere decisioni indipendenti, informate su che cosa funziona meglio, producendo evidenze di buona qualità, e usandole con piena consapevolezza". [Goldacre, 2013]

2. I METODI DELL’EBE

Si parte da un problema rilevante per la pratica didattica (ad esempio: Che cosa sappiamo sull’efficacia dell’uso dei video per l’apprendimento?). In un secondo momento si selezionano, analizzano e confrontano i risultati degli studi più rigorosi che hanno analizzato quel problema (es. revisioni sistematiche, meta-analisi, effect size). Infine se ne traggono le conclusioni e le indicazioni operative.
L'Effect size (dimensione o ampiezza dell’effetto) è una misura standard statistica che consente di esprimere l’efficacia di un intervento (più alto è il suo valore, più l’intervento didattico è risultato efficace).
Una logica facilmente intuibile: i risultati di singoli studi possono essere tra loro discordanti e offrire indicazioni fuorvianti; guardare al corpus di ricerche disponibili nel suo complesso, invece che agli studi isolatamente, può consentire di ottenere conoscenze più facilmente trasferibili.

3. LA META-ANALISI DI HATTIE

La Bibbia dell'EBE è il monumentale volume di John Hattie del 2009 Visible learning. A synthesis of over 800 meta-analyses relating to achievement (tradotto in italiano nel 2016), a cui è seguito nel 2012 Visible learning for teachers.

hattie apprendimento visibile insegnamento efficaceHattie ha effettuato la più ampia meta-analisi mai condotta sugli effetti sull’apprendimento scolastico analizzando 130 fattori, relativi agli studenti, all’ambiente domestico e scolastico, agli insegnanti, ai curriculum e alle strategie didattiche.
Alcune delle più interessanti scoperte sono state riassunte da Trinchero in Costruire, valutare, certificare competenze:

  1. Adottare programmi piagetiani, ossia tenere conto di come “ragionano” gli allievi, rende maggiormente efficace l’azione formativa.
  2. Fornire valutazione formativa ai soggetti che apprendono rende maggiormente efficace l’azione formativa. Un buon feedback consente allo studente di capire se quanto ha appreso corrisponde alle aspettative dell’insegnante, quali obiettivi sono stati raggiunti e quali no e cosa deve cambiare nelle sue strategie.
  3. Riflettere sulla propria azione didattica attraverso il microteaching migliora l’efficacia formativa del docente. Con il termine “microteaching” si intende una riflessione sistematica e controllata del docente sul proprio insegnamento, condotta con l’ausilio di videocamere che ne riprendono le attività in classe o in simulazioni di laboratorio, e successiva riflessione guidata (debriefing) sui punti di forza e sui punti di debolezza della sua azione.
  4. Curare la chiarezza della propria esposizione migliora l’efficacia formativa del docente. Un docente che cura la chiarezza della propria esposizione, ossia che anticipa i contenuti e gli obiettivi della lezione, che organizza le lezioni secondo una struttura precisa (es. rilevazione delle preconoscenze e misconcezioni, esposizione, discussione, esercizio), che spiega utilizzando una terminologia accessibile al suo uditorio, che utilizza esempi, che fa svolgere pratica guidata e prevede momenti di valutazione con obiettivi chiaramente definiti e collegati alla pratica didattica, ha maggiori possibilità di promuovere apprendimento
  5. Adottare strategie didattiche basate sull’insegnamento reciproco rende maggiormente efficace l’azione formativa. Nel modello del Reciprocal Teaching, gli studenti assumono a turno il ruolo di “docenti” e preparano una lezione da esporre alla classe (o a gruppi di compagni o al limite ad uno solo dei propri compagni) a partire da testi o altri materiali di studio. Assumendo tale ruolo, gli studenti vengono indotti a controllare la propria comprensione dei contenuti, riassumendone i significati principali e ponendosi da soli le possibili domande che altri potrebbero porre loro nella lezione che terranno. Questo facilita lo sviluppo di strategie efficaci per riassumere testi, ideare domande e costruire risposte, chiarificare i concetti.
  6. Porsi in osservazione e in ascolto per ricevere feedback dagli allievi rende maggiormente efficace l’azione formativa.
  7. Costruire una buona relazione docente-studente rende maggiormente efficace l’azione formativa. E’ importante quindi la capacità di ascolto, l’empatia, il “prendere in carico” l’apprendimento dello studente e l’avere di lui una considerazione positiva, a prescindere da quali siano le sue prestazioni in quel momento
  8. Mettere in atto percorsi formativi che prevedano apprendimenti distribuiti nel tempo rende maggiormente efficace l’azione formativa
  9. Promuovere l’uso di strategie metacognitive rende maggiormente efficace l’azione formativa. Riflettere sistematicamente sul proprio modo di apprendere consente di identificare fonti di inefficienza ed inefficacia ed eliminarle, ricorrendo a possibili strategie alternative.

Didattica con i Lapbook

Oggi, leggendo il bel libro "A scuola senza zaino" di Marco Orsi, mi sono imbattuto per la prima volta in uno strumento didattico che da subito ha attirato la mia attenzione, i LapBook.
Dietro questo nome così tecnologico si nasconde una delle più tradizionali (ma anche creative) pratiche scolastiche, ovvero la creazione di mappe tridimensionali armati di carta, colori, colla e forbici.
Nato, a quanto pare, dalle mamme americane che si occupavano di homeschooling, questa pratica si è diffusa a macchia d'olio, riscuotendo un grande successo anche in Italia.
“Lap” significa in sostanza “piega”; il verbo “to lap” significa “piegare, sovrapporre”. Il Lapbook è quindi una cartelletta facilmente consultabile tenendola in grembo in quanto è un costruita usando un supporto semirigido come base. Al suo interno sono conservati minibook o template ripiegabili e richiudibili. Quando il lapbook si chiude le falde si sovrappongono su se stesse. Dobbiamo pensare al lapbook come a una sorta di postazione di lavoro con tanti cassetti da aprire e chiudere per ritrovare i contenuti.
Il lapbook si adatta a qualsiasi età e grado di scuola, ma soprattutto si può applicare facilmente a qualsiasi tipo di argomento e materia. La cosa importante è partire scegliendo un argomento che entusiasmi, qualcosa su cui costruire un interesse profondo.
Ecco una bella immagine che ci mostra un lapbook creato da studenti della scuola media.

didattica con i lapbook

Se non avete ancora capito che cosa sia un lapbook, concludo con tre link ed un video esplicativi: